Dott. Marconi Alberto Mario

Dott. Marconi Urologo

Per la soluzione di tutti i problemi urologici e andrologici è opportuno rivolgersi allo specialista di maggiore esperienza. Il Dott. Marconi opera da oltre 30 anni presso una struttura ospedaliera di grande prestigio e ha maturato un'esperienza quasi trentennale che spazia in tutti i campi dell'urologia ( calcolosi  renale, ureterale e vescicale, tumori del rene, della vescica e della prostata, ipertrofia prostatica benigna, patologie testicolari, vescica neurologica, incontinenza) e dell'andrologia. Sia all'interno della struttura ospedaliera (Direttore struttura complessa di Urologia Ospedale Macchi Varese) che in struttura privata è attrezzato per interventi endoscopici sulla prostata e per trattamento mininvasivo della calcolosi del rene e dell'uretere.

Il mestiere dell'Urologo

La professione del medico è progressivamente cambiata nel corso di pochi decenni. Ci stiamo dimenticando della semeiotica. Oggi è tutto affidato alle macchine, all’ecografia alla tac, e il robot è entrato di prepotenza nel nostro armamentario terapeutico.
Io sono ancora affezionato all’uso delle mani, mi piace avere la sensazione che qualcuno possa dipendere da me e da quello che so fare. Fare l’urologo, appunto. Oggi è un mestiere diverso, le malattie sono diverse.
Quando i miei maestri mi insegnavano i primi rudimenti di questa professione io ero convinto che avrei passato la vita a mettere cateteri, a operare prostate e a togliere qualche rene. L’adenocarcinoma della prostata era una rara affezione, inoperabile, per la quale vedevo morire uomini in preda ai tormenti. Erano tante le malattie che non si sarebbe mai pensato di operare e a settant’anni certi interventi era meglio non farli.
Oggi la vita media è più lunga, ma soprattutto chi arriva agli 80 e ai 90 anni sta meglio e tutti i giorni abbiamo sul letto operatorio pazienti di questo tipo.
La aggressività chirurgica è nettamente ridotta, pratichiamo interventi minimamente invasivi, i farmaci per l’anestesia sono meno tossici.
Sono cambiate anche la malattie, le diagnostichiamo in fase precoce e questo ci permette di guarirle. L’asportazione di un tumore prostatico è frequentissima, l’intervento dura poco e il paziente torna a casa in pochi giorni.
Il tumore del rene lo asportiamo spessissimo senza togliere il rene.
Il tumore della vescica è raramente aggressivo, non prevede quasi mai un atto chirurgico e l’eventuale asportazione della vescica stessa, in casi selezionati, viene seguita da una ricostruzione dell’organo, con conservazione di una minzione naturale.

 

Altro campo di pertinenza anche urologica che è molto cambiato è quello sessuologico e andrologico. A tutti è noto che esistono farmaci efficaci per indurre l’erezione: dopo migliaia di anni il maschio umano ha a disposizione qualcosa che risolve il problema della virilità, un specie di pietra filosofale farmacologica che si sposa bene con l’allungarsi della vita media; uomini di mezza età ancora pieni di vitalità ma inefficienti dal punto di vista sessuale possono tornare a godere di una seconda giovinezza e se le pillole non bastano possano ricorrere alle iniezioni o alle protesi.
L’aspetto più eclatante di questi cambiamenti, però, è rappresentato dalla cura della calcolosi. Appena arrivato a Varese avevamo a disposizione 80 letti fissi più un certo numero di semipaganti, spesso erano occupati da pazienti sofferenti per una colica renale, affezione dolorosissima, associata a nausea, vomito e febbre.
Era meglio evitare l’operazione: la chirurgia, peraltro efficace, era comunque un trauma e lasciava degli esiti, reiterarla poteva voler dire asportare il rene, per cui a volte il paziente soffriva per settimane, a volte per mesi. Certo si praticavano cateterismi e si tentavano eroiche asportazioni per via endoscopica con l’utilizzo del cestello del Dott. Dormia di Sondrio, espressione del genio italiano.
Oggi Quel cestello, il Dormia Basket lo usiamo ancora, ma che differenza!
Con strumenti sottili riusciamo a salire dalla vescica nel rene, identificare il calcolo e polverizzarlo con una fibra laser, sottile come un capello. Abbiamo a disposizione un micro martello pneumatico, lo Swiss Lithoclast, che frammenta i calcoli dell’uretere.
Abbiamo il litotritore, una macchina magica che attraverso un cuscino pieno di acqua porta un impulso meccanico ( “l’onda d’urto”) a colpire e rompere il calcolo renale senza nessun procedimento chirurgico. Tutto questo, però, non è automatico, dietro lo strumento ci sono ancora delle mani e dietro le mani un medico d’esperienza, senza esperienza non c’è cura, non c’è medicina.

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